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Ancora sul Corriere.it
Altra considerazione volante sugli articoli di Corriere.it. Ma è possibile che anche chi cura gli articoli che finiscono in homepage lo fa in maniera approssimativa?
Mi riferisco all'articolo sul logo di Google senza L, a San Valentino.
L'articolo in questione "dimentica" che l'autore coreano del logo ne ha parlato sul blog ufficale di Google spiegando che la L è lo stelo della fragola (capisco che possa non essere un logo chiaro, ma se scrivi un articolo devi quantomeno riportare la sua dichiarazione). L'articolo del Corriere dice che Dennis Hwang ha 23 anni. Falso! Questo dato l'ha estrapolato dal secondo risultato su Google quando si cerca il suo nome, ed è un'intervista in cui si, è riportato che ha 23 anni, ma - è scritto in fondo alla pagina - l'articolo risale al 2002! Quindi il coreano ha 5 anni in più. L'articolo del Corriere dice che Hwang è da 2 anni a Google, ma anche qui si sbaglia di 5 anni.
Ora, mi sono reso conto subito di queste inesattezze perché ho scritto un articolo a riguardo per Excite. Non sono un giornalista, e gli errori capitano a tutti. Per fare il mio post ho letto molti blog, ho scovato un articolo del Time che mi era sfuggito, ho cercato da più fonti le informazioni che ho scritto. Ma mi chiedo se è davvero possibile che un giornalista del Corriere della Sera possa davvero lavorare con tanta superficialità. E guardate che l'articolo era molto ma molto breve!
A tutto ciò si aggiunge la scelta degli articoli da homepage del Corriere, cosa di cui ho parlato nel post qui sotto, e di cui hanno parlato anche Mantellini e Sofri lanciando una campagna per la moralizzazione del giornale. E così il giornalismo vuole differenziarsi dai blogger, grazie ad un lavoro 'di qualità maggiore'??
Update 16/2: l'articolo del Corriere è stato praticamente riscritto da capo. Ora non si parla di gaffe, vengono citate le parole di Hwang, però l'hanno sempre ringiovanito di 5 anni. Qui il mio post su Excite
Agenda setting
Su 10 notizie principali nella homepage di Corriere.it, 2 sono dedicate a YouTube (con tanto di doppia citazione nel titolo "...finisce su YouTube" ). Per quanto tempo ancora faranno più notizia i video pubblicati piuttosto che il fatto in sè??
Barcamp Roma
Eccomi di ritorno dal BarCamp di Roma. Tanta gente e tante presentazioni. Purtroppo mi son perso qualcosa che ci tenevo a vedere, ma in fondo nell'ottica barcamp non è facile incastonare i tempi per vedere tutte le presentazioni scelte.
Mi ha fatto piacere fare due (o più) chiacchiere di persona con (in ordine sparso!): Andrea Martines, Antonio Sofi, Alberto D'Ottavi, Lele Dainesi, Luca Conti, Marco Palazzo & Stefano Massimino, Antonella Napolitano, Tommaso Sorchiotti, Simone Morgagni, Gaspar Torriero, Zoro... più altri... che al momento non ricordo.
Belle presentazioni, discussioni interessanti, un po' di confusione (ma tutto nella norma)... dopo aver raccolto un po' di idee e link ne faremo un resoconto sul canale Web 2.0 di Excite.it.
Parte il canale 2.0 di Excite.it
Da qualche minuto è online il nuovo canale di Excite.it tutto dedicato al Web 2.0. Per me è un vero piacere far parte di questo progetto e collaborare con la squadra di Excite, capitanata da Zoro.
Cercheremo di raccontare come internet sta cambiando, e lo faremo con schede dedicate ai singoli siti (o per meglio dire, applicazioni), approfondimenti, interviste e altre idee che ci verranno in mente di volta in volta. L'intento è quello di produrre qualcosa che possa essere interessante per gli addetti ai lavori, ma allo stesso tempo possa stimolare i non addetti, spingendoli verso un mondo - chiamatelo Web 2.0 o semplicemente Internet - che sempre più vedrà anche loro protagonisti. A tal proposito potete leggere la presentazione di Zoro.
Vi invito quindi a visitare il canale Web 2.0 di Excite e a farmi avere i vostri commenti e le vostre idee.
Grazie a tutti... avrò il piacere di conoscere alcuni di voi, domani al BarCamp di Roma!
Sondaggio Repubblica.it sul 2.0
Oggi compleanno di Repubblica.it che, nello speciale dedicato all'evento, si rifà più volte al Web 2.0. Un po' nascosto c'è un sondaggio: Gli anni del passaggio da Web 1.0 a Web 2.0: 10 fatti che hanno cambiato la rete. Per ora i votanti sono circa 1100 ed i risultati sono i seguenti: il 25% crede che il fatto più rilevante sia l'avvento della banda larga (che poi in realtà è un presupposto che determina le altre 9 opzioni). Al 2° posto la musica in rete, al 3° Wikipedia. Su come il 2.0 stia influenzando il giornalismo ecco l'articolo di Zambardino e quello di
Tedeschini. Che anche Repubblica.it sia in beta costante, non c'è dubbio: è scomparso dalla homepage l'invito i lettori a inviare un MMS dal tema "io e Repubblica.it" (non c'era molto da inventare e le poche foto pervenute lo dimostrano! :) )
I brasiliani senza You Tube. Tutto merito della Cicarelli
Daniela Cicarelli, ex-moglie di Ronaldo, è riuscita nel suo intento: da ieri pomeriggio l'accesso a tutto You Tube è interdetto agli utenti brasiliani. Non a tutti, però. Infatti le restrizioni sono state messe in atto (per ora) solo dalla BrasilTelecom, che però è il maggior provider nazionale ed ex-monopolista (come la nostra Telecom), quindi taglia fuori gran parte dei navigatori (in particolare il sud del paese). Il fatto che il blocco degli accessi non sia stato ancora messo in pratica da tutti i provider, fa supporre qualcuno che la BrasilTelecom abbia approfittato della situazione per risolvere temporaneamente un problema che affligge il provider, ovvero la lentezza dei collegamenti in uscita. Bloccando tutto You Tube, una consistente fetta di banda in uscita viene risparmiata.
Il caso del video della modella brasiliana, paparazzata mentre fa sesso in mare con il suo compagno, rivela diversi aspetti interessanti. Era difficile davvero credere ad un oscuramento di tutto You Tube, invece ciò è avvenuto grazie al ricorso di una sola persona. Debolezza del sistema giuridico brasiliano o problema internazionale? Un sito brasiliano ha pubblicato le carte ufficiali (leggile anche in inglese) che impongono l'oscuramento di www.youtube.com a "tempo indeterminato". Quali saranno le prossime mosse della BrasilTelecom (il cui blocco è comunque aggirabile)? Gli altri provider si adegueranno alle disposizioni della corte?
Tante domande per un caso che sembrava buono solo per il gossip ed invece mette k.o. il più importante sito di video sharing in un'intera nazione.
E-learning 2.0: introduzione
Quando ho iniziato le ricerche per la tesi sapevo molto poco sull'E-learning 2.0. Grazie a diverse segnalazioni e visite ricevute, ho scoperto un mondo molto attivo, con tantissime risorse sia online che in carteceo, tanto all'estero quanto in Italia, dove si scrive e si discute parecchio dell'apprendimento ai tempi del Web 2.0, e in molti casi si passa anche alla pratica applicando diversi strumenti 2.0.
Provo ad introdurre l'argomento utilizzando come base un articolo di Stephen Downes (ricercatore canadese), considerato una specie di manifesto dell'e-learning 2.0.
L'e-learning classico nasce una decina di anni fa. E-learning significava soprattutto corsi online realizzati tramite LMS (learning management system) e comprendenti generalmenti le lezioni e test/quiz (e solo in alcuni casi anche una flebile possibilità di scambiare informazioni con gli altri discenti dello stesso corso). Insomma una modalità che ricalca una classica lezione frontale, ma con parecchie limitazioni.
Poi vennero i blog. Alcuni educatori hanno iniziato ad usare i blog nelle loro classi e si è passati dal discutere pochi e selezionati argomenti con i compagni, a discuterne di svariati con tutto il mondo. E' vero che i blog sono informali, e gli argomenti scelti dagli studenti non sono quasi mai di natura didattica, ma ciò che conta è il crearsi di una rete di persone che si scambiano informazioni. Fatta un po' di esperienza, sia educatori che studenti hanno capito che il blog può essere impiegato in diversi modi e per diverse funzioni della fase educativa: quest'immagine lo spiega meglio di mille parole. Sdoganati i blog, è arrivato il turno del podcasting: alcuni docenti hanno capito che rendere scaricabili i propri interventi vuol dire andare incontro alla download-generation, dando agli studenti la possibilità di accedere alle risorse quando vogliono. Insomma, così come si scarica musica si può scaricare anche educazione.
L'apprendimento online diventa sempre meno un medium e sempre più una piattaforma, dove l'importante non è il "ricevere informazione" ma "produrre informazione (in rete)". Arriviamo perciò alla pagina personale, che fa da portfolio, da blog e da nodo attraverso il quale raggiungere altri nodi ("The portfolio can provide an opportunity to demonstrate one's ability to collect, organize, interpret and reflect on documents and sources of information. It is also a tool for continuing professional development, encouraging individuals to take responsibility for and demonstrate the results of their own learning"). E i contenuti? Anche loro cambiano la loro forma, diventano frammenti syndicated che gli stuendi possono aggregare come vogliono.
L'e-learning 2.0 quindi segue a ruota il web 2.0, ne utilizza strumenti e metodologie e non può prescindere da internet e dalla condivisione e ri-organizzazione di contenuti.
Le potenzialità della Rete nell'apprendimento sono studiate e sperimentate anche in Italia. Per ora cito rapidamente:
- il libro "E-learning 2.0 - Il futuro dell’apprendimento in rete, tra formale e informale" scritto nell'ambito del Laboratorio tecnologie dell’educazione dell’Università di Firenze da Giovanni Bonaiuti, Antonio Calvani, Antonio Fini (con un interessante blog personale), Maria Ranieri e Maria Chiara Pettenati a cui è collegato anche un blog, e-learning 2.0.
- Web e conoscenza, il blog di Gianluigi Cogo.
- il blog di Stefano Epifani (un prof. universitario che il blog lo usa anche per comunicare con i suoi discenti, alla Sapienza).
- gli esperimenti della prof.ssa Natalia Visalli, Liceo Garibaldi di Palermo, che come ha scritto nei commenti di un mio post, è incalzata dal pensionamento, ma con una fissazione per Internet e sperimenta con i suoi allievi wiki, blog, Moodle e Google Apps.
In conclusione di questo post lunghissimo: a partire dalle scuole medie, per passare alle superiori e all'università, l'E-learning 2.0 ha le carte in regola per rendere più piacevole la vita a discenti e docenti, e garantire un apprendimento più completo. Creatività e volontà non mancano, in Italia il movimento è forte e determinato. Sarà interessante seguirne gli sviluppi e approfondirne anche altri aspetti.
Viaggio al centro della blogosfera
Eh si, anche Pandemia scopre il mio sito, perciò posso dire a tutti gli effetti di aver raggiunto il centro della blogosfera. Al gradito elenco delle segnalazioni aggiungo anche quella di Google Coop Mania, che analizza il motore di ricerca personalizzato che ho creato. Credo che Luca Conti/Pandemia sia arrivato a Tesi 2.0 proprio tramite Google Coop Mania, o forse no? Sarebbe interessante analizzare i percorsi di click che portano alla scoperta di un nuovo sito. Mi aggancio a cosa scritto da Luca nello stesso post: "Se hai un blog ma non controlli le statistiche, non sai cosa ti perdi. Se hai le statistiche ma non leggi con frequenza i referrer...male!". Concordo in pieno e anzi ne approfitto per discutere un po' delle statistiche di Tesi 2.0.
Devo dire che mi aspettavo un numero più alto di visite in arrivo dal link di Pandemia (intendiamoci, sono comunque molti!). Il post che mi ha lanciato nella blogosfera, quello di Mauro Lupi (di cui segnalo quest'intervista di Marketing Arena), ha portato qui davvero tantissime persone. Ne posso concludere che i lettori di Mauro Lupi e di Luca Conti coincidono in gran parte, perciò i più mi avevano già conosciuto grazie alle prime segnalazioni.
Tornando alla famigerata mappa della blogosfera, commentatissima, apprezzatissima, criticatissima (tanto per dirle tutte), io mi tiro fuori anche perché non mi sono segnalato a BlogBabel. Che ne dite, è il caso di iscrivermi? Oppure mi tengo lontano dalla mappa?
Altre note tratte dalle statistiche di Tesi 2.0 (molto utili ai fini della tesi, più che per l'auto-celebrazione): scrivendo "Tesi 2.0" su Google.it i primi 8 risultati riconducono a questo sito. Stessi risultati con chiavi come: "Tesi sul 2.0". I buoni link che ho ricevuto mi portano in alto anche su ricerche più generiche (come "You Tube amici"). Mi fa piacere che molti ragazzi alle prese con tesi sul Web 2.0 (per diversi corsi di laurea differenti) mi contattino per condividere dubbi e ricerche.
PS: mi scuso per l'assenza di post negli ultimi giorni, ma sono stato impegnato - più che per i cenoni natalizi - nel ricostruire un progetto 2.0 di cui magari vi parlerò in futuro.
Il primo Natale del Web 2.0
Noi possiamo riprenderci e far vedere il video in tutto il mondo. Noi possiamo mostrare a tutti le nostre fotografie. Noi possiamo segnalare, diffondere o addirittura creare notizie, e pubblicarle. Noi possiamo creare conoscenza. Noi possiamo essere informati di tutto di ciò che ci interessa, quando ci interessa, e come ci interessa. Noi possiamo condivedere le nostre idee con chi vogliamo, o con chi vuole farlo. Noi possiamo fare amicizia con chi ha le nostre stesse passioni, anche all'altro capo del mondo. Noi possiamo esprimerci ed essere ascoltati. Noi possiamo scrivere una tesi con il supporto di tutti. (...) Noi siamo in contatto con Noi.
Che si chiami o no "Web 2.0" non importa. Non importano le definizioni, i tecnicismi, i linguaggi utilizzati.
Ciò che conta è che Noi siamo sempre di più e sempre più consapevoli degli strumenti a disposizione. Il Time l'ha detto agli americani. Sempre più italiani lo stanno capendo. Questo è il primo Natale dove le potenzialità di internet come mezzo di espressione e relazione sono così estese. E' il primo vero Natale del 2.0. Tanti auguri, a Noi!
Bolla o non bolla?
Si sta gonfiando una nuova bolla speculativa? Quanti soldi stanno girando attorno al 2.0? Ecco in breve cosa è stato annunciato negli ultimi giorni:
- CoComments, di proprietà Swisscom, ha venduto il 40% del suo capitale, equivalente a 1,5 milioni di dollari, ad un investitore giapponese, Netage (comunicato stampa).
- Linkedin, sito per far incontrare professionisti (e non solo), sta per raggiungere un accordo con investitori ancora non conosciuti; si conosce però la cifra: 13 milioni di dollari. Il sito è valutato 250 milioni di dollari (via Mashable).
- Nuovi investitori anche per il sito di video-sharing americano Heavy.com, si parla di un investimento da 12,3 milioni di dollari (via Paidcontent).
- iLike, sito lanciato due mesi fa, ha subito guadagnato la fiducia (e non solo quella) di Ticketmaster: investimento da 13,3 milioni di dollari (via Proofy)






